Passa ai contenuti principali

Il lavoro che c'è

Di quei dirigenti sindacali vetusti e anacronistici ci siamo sbarazzati, sono stati rottamati quegli antipatici e sbiaditi difensori di diritti di tempi passati, che frenavano lo sviluppo della nazione; l’articolo 18, con la sua reintegrazione nel posto di lavoro per licenziamento senza giustificato motivo (chi ricorda più cosa vuol dire?) è stato buttato nel water.
Oggi per i giovani (a parte quell’esigua minoranza che ha preso uno spermatozoo dall’élite politico-economica) c’è la possibilità di fare le commesse nei franchising: devi impegnarti per iscritto se sei donna a non fare figli, poi ti trovi alle porte i rilevatori delle persone che entrano nel negozio, che il capo confronterà con gli scontrini emessi, e se le persone entrate hanno deciso di non comprare niente vuol dire che tu sei un’incapace e sarai mandata via.
Oppure puoi lavorare nella grande distribuzione veloce, che si impegna a far arrivare al cliente il prodotto che ha scelto entro 24 ore, e tu devi correre come un centometrista da un reparto all’altro, per trovarlo scenderlo giù portarlo inscatolarlo, e non ti è permesso fare una pausa nemmeno per fare pipì.
Sennò si possono fare i camerieri nei bar o nei ristoranti, con turni di nove-dieci ore, anche di notte anche di domenica anche a Natale e non devi dire nulla, non puoi andare nemmeno al funerale di tuo padre, solo prenderti le sgridate, e se non ti piace te ne vai.
Altrimenti rimangono i call center: sei sette ore al giorno a farsi mandare a quel paese da utenti infastiditi e che tu devi cercare di raggirare, per quattrocento euro al mese, e il contratto dura trenta giorni e se non mi piaci non devo darti nessuna spiegazione, ti mando via e basta.

Questo è il lavoro che c’è. Ma siamo sicuri che questo è il migliore dei mondi possibili? Che non poteva andare in un altro modo?

Commenti

Post popolari in questo blog

La presentazione di BASE CENTRALE a Roma

 

Prima dell'ultimo metrò

Ma í ra (i nomi sono di fantasia, le storie sono vere) è una donna brasiliana, ha trent’anni. Fin da subito si mostra aggressiva, aspra, nei miei confronti. Mi chiedo perché è così ostile, mentre invece sembra ben integrata in una classe in cui peraltro si lavora bene, non si sviluppano particolari contrasti. Nei compiti in classe commette gli errori tipici di chi è di lingua portoghese e cerca di scrivere in italiano, glieli faccio notare, lei mi risponde con frasi strane, tipo: “Prof, tu non capisci. Tu non vuoi capire!”. Si va avanti così per un mese. Finché capita il compleanno di una sua compagna, lei porta i dolci, a fine ora si brinda, seppure non con l’alcol ma con l’acqua gassata; si scherza. Allora Ma í ra mi si avvicina, mi dice: “Prof, io ti odiavo perché tu il primo giorno ci hai detto che sei calabrese. Ed io, appena venuta in Italia, ho conosciuto un uomo, ho creduto alle sue promesse, me ne sono innamorata. Poi lui mi ha portato dove aveva casa, in Calabria. Ma era ge...

La lezione

Allora, ragazzi, torniamo a parlare del ventunesimo secolo e dei fatti clamorosi che segnarono l’inizio di quel tempo lontano. Era iniziato quel duemilaventi fra frizzi lazzi salti ed allegria c’era chi lo chiamava ventiventi   chi giocava con la palindromia e poi chi spergiurava - ma gli storici lo danno per incerto – che cominciò lo 02022020. La ruota girava a tutto regime tintinnavano le borse rombavano gli aerei gli eserciti presidiavano i confini chi guadagnava l’uno chi il cinque chi il diecimila ma insomma si mangiava si ubriacava tutto scorreva con regolarità. Io non so che anatemi che infauste magarie ma certo lì un pulsante si inceppò succede con i numeri palindromi s’era scampato il baco del millennio e chi se l’aspettava il ventiventi! eppure il buco nero s’è azionato e tutto dentro gli è precipitato. Eccoli arrivare il monaco dagli occhi bianchi dei tremori d’infanzia, i bambini non segnati che vagavano su...