Passa ai contenuti principali

Qualsiasi cosa tu debba dirmi, dimmela in fretta!

L’evoluzione tecnica presenta degli indubbi vantaggi. È inutile essere nostalgici, è sciocco rimpiangere carta penna e calamaio. La macchina da scrivere prima, il computer poi ci hanno reso la vita più facile. E, anche se è triste pensare che i  giornali e i libri stanno per scomparire, è giusto vedere il bicchiere mezzo pieno: così può circolare molta più informazione e assai più a buon mercato, e il passaggio dalla carta al digitale può evitare la distruzione di quel che rimane di alberi e boschi.
Però dobbiamo anche saper scorgere ciò che perdiamo, mentre sventoliamo il nostro pass al casello autostradale e corriamo a casa.
Perché avrebbe senso correre a casa se poi fossimo capaci di gustare una conversazione con i familiari, o un bicchiere di buon vino, o magari un e-book, con calma. Ma riusciamo a fare questo?
Mentre compiliamo il nostro ordine on line, certi che la merce ci arriverà a casa entro 24 ore; mentre passiamo la nostra card al superipermercato sicuri che troveremo tutto alla cassa senza perder tempo a chiacchierare con commesse, piccoli commercianti, negozianti che portano sulla pelle l’odore del posto, ci viene in mente quello che abbiamo perso?
E quando finalmente ci saremo liberati da tutti gli scocciatori, che cosa ci resta da fare se non guardare freneticamente le ultime puntate di una serie tv, o scorrere istericamente le 500 pseudoamicizie del nostro social?

Dove può portare quella nostra corsa quotidiana che va dal nulla al nulla?

Commenti

Post popolari in questo blog

La presentazione di BASE CENTRALE a Roma

 

Prima dell'ultimo metrò

Ma í ra (i nomi sono di fantasia, le storie sono vere) è una donna brasiliana, ha trent’anni. Fin da subito si mostra aggressiva, aspra, nei miei confronti. Mi chiedo perché è così ostile, mentre invece sembra ben integrata in una classe in cui peraltro si lavora bene, non si sviluppano particolari contrasti. Nei compiti in classe commette gli errori tipici di chi è di lingua portoghese e cerca di scrivere in italiano, glieli faccio notare, lei mi risponde con frasi strane, tipo: “Prof, tu non capisci. Tu non vuoi capire!”. Si va avanti così per un mese. Finché capita il compleanno di una sua compagna, lei porta i dolci, a fine ora si brinda, seppure non con l’alcol ma con l’acqua gassata; si scherza. Allora Ma í ra mi si avvicina, mi dice: “Prof, io ti odiavo perché tu il primo giorno ci hai detto che sei calabrese. Ed io, appena venuta in Italia, ho conosciuto un uomo, ho creduto alle sue promesse, me ne sono innamorata. Poi lui mi ha portato dove aveva casa, in Calabria. Ma era ge...

La lezione

Allora, ragazzi, torniamo a parlare del ventunesimo secolo e dei fatti clamorosi che segnarono l’inizio di quel tempo lontano. Era iniziato quel duemilaventi fra frizzi lazzi salti ed allegria c’era chi lo chiamava ventiventi   chi giocava con la palindromia e poi chi spergiurava - ma gli storici lo danno per incerto – che cominciò lo 02022020. La ruota girava a tutto regime tintinnavano le borse rombavano gli aerei gli eserciti presidiavano i confini chi guadagnava l’uno chi il cinque chi il diecimila ma insomma si mangiava si ubriacava tutto scorreva con regolarità. Io non so che anatemi che infauste magarie ma certo lì un pulsante si inceppò succede con i numeri palindromi s’era scampato il baco del millennio e chi se l’aspettava il ventiventi! eppure il buco nero s’è azionato e tutto dentro gli è precipitato. Eccoli arrivare il monaco dagli occhi bianchi dei tremori d’infanzia, i bambini non segnati che vagavano su...