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Il papa e la sinistra


Dai migranti che vengono considerati come fastidiose cavallette di cui liberarsi con l’insetticida, ai poveri che molti sindaci trattano come una impresentabile bruttura che danneggia l’immagine del centro storico; dalle donne che sono tornate proprietà privata del maschio da brutalizzare in roghi casalinghi quando si ribellano, ai disoccupati che ci fanno aumentare le tasse con la loro assurda pretesa di ottenere dallo Stato sussidi e cure mediche. In un ventunesimo secolo che in fatto di diritti sociali segna un arretramento rispetto al quale il Novecento riluce come un antico tempo felice, l’unica voce che in Italia si sta ergendo forte a difesa degli ultimi e dei diseredati della Terra è quella del papa.
A sentirlo parlare, i vari Renzi e D’Alema, Franceschini e Bersani, Letta e Gentiloni lì per lì hanno gioito: se ci sta il papa a fare la sinistra, si son detti, noi possiamo farci gli affari nostri in santa pace.

Il guaio per loro è che questo papa prende maledettamente sul serio il Vangelo. Che fra l’altro dice “il mio regno non è di questo mondo”. E dunque per loro non c’è niente da fare: Francesco non accetterà mai di fare il leader politico, e la latitanza della sinistra resterà clamorosa e devastante.

Commenti

CICCIO DE ROSE ha detto…
bRAVO E LUCIDO COME SEMPRE , CARO FRANCO...GRAZIE . CICCIO DE ROSE
Anonimo ha detto…
Grazie Franco, come al solito, sei in grado di farci riflettere e meno male che c'è Papa Francesco a darci la speranza! Ah il Vangelo! Mi ricorda quello di Pasolini e la sua vicinanza a Papa Giovanni XXIII

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